lunedì 5 aprile 2010

Chiara: il silenzio degli innocenti e l'omertà dei responsabili!

Aveva 9 anni Chiara, una bambina sorridente, gioiosa, molto curiosa, mandata come tante altre sue coetanee a frequentare la parrocchia per la preparazione ai sacramenti (confessione, eucarestia). Chiara aveva i capelli biondi che le incorniciavano il viso, lo sguardo era sempre attento a cogliere il nuovo, con meraviglia, con stupore. Sapeva affidarsi agli altri osservando lo sguardo materno e quando mamma si fidava anche lei riponeva la stessa fiducia nell'altro. Le avevano insegnato che la vita era meravigliosa e che dentro ogni essere umano c'era una parte "buona" che stava a noi scoprire. Gliel'avevano insegnato anche quei parroci che da tempo la guidavano nel percorso di fede. E Chiara li ascoltava, sempre, con molta attenzione. Metteva in dubbio alcune cose difficili da comprendere, a 9 anni non è facile capire, questo "mistero della fede", prendere o lasciare. "Non si può spiegare", le dicevano, "ci vuole fede". Si chiedeva come fare a sapere se questa fede le fosse stata donata  o meno e, nel dubbio, cercava di trovarla, proprio in quell'ambiente che avrebbe dovuto facilitare questo percorso.



C'era un prete, un parroco, che per lei aveva sempre una cura particolare. Le raccontava tante cose, la prendeva per mano e parlava a lungo con lei, l'ascoltava. Era gentile. E mamma si fidava. Crescendo le attenzioni verso  Chiara cambiarono. Lui era sempre più gentile. Ed era sempre più vicino. Le accarezzava la mano, stringeva forte quella mano. Poi iniziò ad accarezzarle i capelli. Aumentavano le occasioni nelle quali era necessario un colloquio privato, in quella stanza dove restavano da soli. Chiara era intimorita, non trovava giusto che i suoi compagni e le sue amichette non avessero le stesse attenzioni. E chiara era molto sensibile alle ingiustizie. E così cercava di schivare, di inventare delle scuse ma non sempre riusciva. Lui in fondo aveva tutta la fiducia della sua mamma. Quindi era un uomo giusto. Per la preparazione alla confessione questi incontri ravvicinati e isolati divennero sempre più frequenti.
Lui, con la sua tonaca quasi perfetta, la fissava con grande intensità, mentre la mano non stringeva più la sua mano, ma accarezzava la testa, poi le spalle, poi le braccia. Poi s'infilava sotto la maglietta e Chiara non capiva, quella non era una cosa giusta, ma la mamma si fidava di lui e lui continuava a ripeterle che doveva stare tranquilla, che sarebbe andato tutto bene e che quella era una cosa buona e giusta. Chiara era a disagio, non era solo imbarazzo era qualcosa di più. Lui le chiedeva di tenere per loro questo piccolo segreto, facendola quasi sentire "sporca". Perché lui era un uomo giusto, un uomo di Chiesa e non avrebbe mai rivelato a nessuno questi "peccatucci" di Chiara, i loro giochi proibiti.

Chiara tornava a casa agitata, infastidita, tentando di avvicinarsi alla mamma quasi per raccontarle quello che succedeva all'oratorio. Non trovava le parole, sentiva che sua madre si sarebbe arrabbiata con lei perché forse lei aveva fatto qualcosa di sbagliato, per questo lui continuava a dirle di tenere quel piccolo segreto. In fondo erano solo carezze. Ma a Chiara dava fastidio e non voleva più andare all'oratorio. Tentò di dire ai genitori che non sarebbe più andata ma senza avere il coraggio di spiegare le sue ragioni ricevette un fortissimo NO! 

Cercava di restare con le amiche, cercava il loro aiuto e quando lui si avvicinava per prenderle la mano lei sapeva che sarebbero finiti ancora in quella stanza, la stanza della vergogna. Del silenzio. Della paura. Della solitudine.

La mano del prete, la mano del giusto, sfiorava il suo seno, quel corpo di bambina, l'altra mano le tappava la bocca perché lei non sopportava più e non riusciva, proprio non ce la faceva ,a trattenere i suoi NO. Poi la mano scendeva tra i pantaloni, lei si sedeva in braccio a lui perché così, diceva l'uomo giusto, "lui avrebbe potuto ascoltare meglio la sua confessione, i suoi peccati, perché lei doveva confessare questi suoi peccati, questi suoi desideri impuri". Chiara non aveva che un desiderio: essere altrove, lontano da quest'uomo giusto che le dava fastidio, da quell'alito che sapeva di vino e che la nauseava, da quella mano che s'infilava dove lei non avrebbe voluto! Ma era costretta a lasciarlo fare, non poteva che accettare che il giusto facesse la cosa giusta, e poi avrebbe chiesto il perdono divino. Era cosa buona e giusta.

Il tempo passava, e le attenzioni verso Chiara diventavano sempre più morbose. Lei inventava mille scuse per non andare in quella Chiesa, per non vedere quell'uomo giusto, per non dover chiedere perdono, ancora. Ma era costretta, non poteva sottrarsi, perché mamma voleva che la sua bambina facesse tutti i sacramenti. Confessione, Comunione, Cresima. E quella mano era sempre sul suo corpo, fino a quando fu la mano di Chiara a dover aiutare il prete nella ricerca di un piacere che era per lui cosa buona e giusta e, per lei, motivo di grande orrore e vergogna. Consumato l'atto lei era costretta a pentirsi, 10 Ave Maria, 10 Padre Nostro. E Dio ti perdona, se sei pentita di ciò che hai fatto. L'uomo giusto la perdonava sempre. Perché  Dio sapeva ascoltare ed accettare il sincero pentimento delle sue pecorelle.

Un giorno qualcuno disse a Chiara che quel parroco sarebbe andato via presto. Per lei fu un momento di grande gioia, pensò che forse qualcuno aveva avuto il coraggio di raccontare, forse quell'uomo avrebbe smesso di essere un prete... Ma no, niente. Veniva semplicemente trasferito.
Oggi Chiara  è grande, è una donna ormai. Porta con sé quelle ferite, le porterà per sempre. Porta dentro quella vergogna e quel senso del peccato dal quale è difficile liberarsi. Ha provato più volte, ormai adulta, a raccontare alla madre le ragioni del suo rifiuto (non ascoltato) a frequentare la Chiesa. Ma lei, incredula, non ha proferito parola. Non ha commentato. Come se avesse preferito fingere di non ascoltare per non essere costretta a credere.

Oggi Chiara è impegnata per cambiare questo mondo, per individuare i finti giusti e rivelarne il vero volto. Non può accettare che, dopo 30 anni, la Chiesa sia ancora incapace di individuare il marcio al proprio interno, non può tollerare che uomini considerati "giusti" abusino di bambini e  bambine rovinando per sempre il rapporto che queste persone avranno, da adulte, con la propria identità, la propria sfera sessuale e le relazioni con gli altri.  Non può accettare come risposta dalla Chiesa "non ci sono pedofili solo tra i preti" perché un prete riveste un ruolo guida che NON permette ad un bambino di giudicarlo come PERSONA CHE COMMETTE UN ERRORE. E come unica conseguenza il bambino vive sé stesso come l'errore, come il colpevole da punire, con 10 Ave Maria e 10 Padre Nostro. Un prete che commette un abuso sessuale non va trasferito in un'altra parrocchia dove sia libero di ricominciare. Va consegnato alla giustizia. Va denunciato pubblicamente. 
Se questo non si realizza, la Chiesa si rende complice di uno dei reati più abominevoli di questa nostra "civiltà", negando e calpestando i diritti più sacri ed inviolabili: quelli dell'infanzia.


1 commento:

  1. Ecco la legge che copre questi crimini
    http://stopthecensure.blogspot.com/2010/03/crimen-sollicitationis-ecco-la-legge.html

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