giovedì 22 aprile 2010

Fiat, l'ultimatum di Marchionne suona come un ricatto: "Più flessibilità o ce ne andiamo, prendere o lasciare!"

L'Investor Day di ieri promette grandi sviluppi per la storica azienda automobilistica italiana. Numeri che fanno ben sperare e che fanno balzare il titolo dell'azienda in borsa. Ma non è tutto oro quello che luccica e dietro i grandi progetti Marchionne ed il nuovo presidente John Elkann lanciano la vera sfida a sindacati e lavoratori.

Le fabbriche dovranno cambiare, operai e sindacati dovranno accettare le richieste dell'azienda per una maggiore flessibilità perché è una condizione necessaria per far fronte ad un mercato sempre più competitivo. Parole che suonano come un ultimatum. "Il mondo è cambiato, ci sono mille occasioni per investire e produrre". Come dire "o fate come diciamo noi o andiamo a produrre all'estero", cosa che peraltro FIAT fa ormai da anni.





Il gruppo Fiat, infatti, vanta circa 203 stabilimenti in 50 paesi (di cui 70 in Italia e 62 in Europa). In Italia la FIAT fabbrica circa 650.000 vetture all’anno (dato 2009, quando ancora aveva agevolazioni dallo Stato, alias contributi rottamazione) con una forza lavoro di circa 22.000 persone, ben poco se paragonato alle 730.000 vetture prodotte nello stabilimento brasiliano di Betim con 9.400 dipendenti, o le 600.000 vetture prodotte in Polonia con soli 6.100 lavoratori.

Ieri il colosso italiano ha messo sindacati e lavoratori con le spalle al muro. "Le fabbriche in Italia devono accettare il cambiamento; è un'occasione unica, prendere o lasciare. Se non sarà condiviso il nostro progetto abbiamo già pronto il piano B e vi assicuro che non è un piano molto bello".

Tradotto in numeri, dovranno esserci 18 turni a settimana per ogni fabbrica italiana, altrimenti le produzione verrano spostate in toto in Messico, Serbia, Brasile, Russia e Polonia dove ad accogliere i fantastici manager italiani ci sono sempre lunghi e soffici tappeti rossi.

Dopo le minacce e l'applauso, addirittura una ola, per Marchionne, ecco l'astuzia di lanciare la sfida sul "piano culturale" e terminare con la frase "io sono pronto, voi ci state?". Dipende. Facile essere pronti con stipendi miliardari. Ma rivedere totalmente gli accordi sindacali per saturare la capacità produttiva degli stabilimenti (abbandonando ogni speranza per Termini Imerese, tra l'altro), cosa significa esattamente per migliaia di operai?

Prendere o lasciare. Una bella scelta. Senza alcuna possibilità di trattativa, direi. E io che credevo che il ricatto fosse un reato.

Simonetta Zandiri - Resistenza Viola Piemonte

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