La libertà è un lusso che noi cittadini digitali non possiamo concederci. In nome della “sicurezza” da sempre, ormai, i flussi di comunicazione elettronici sono sottoposti a controlli, filtri, censure, archiviazioni, intercettazioni. E noi, cittadini e utenti digitali, quasi mai siamo a conoscenza della “potenza” di questi strumenti ma, cosa assai più grave, non sappiamo chi controlla il controllore.
I più attenti si saranno accorti che negli ultimi mesi spesso su Google contenuti prima “indicizzati” non si trovano più. Il primo pensiero che sfiora tutti noi è che il legittimo proprietario l’abbia rimosso dal server. Non sempre. Il motore di ricerca numero uno nel mondo, infatti, ha un altro sistema per non rendere disponibili alcuni contenuti: basta farli scomparire dall’indicizzazione, se non sono più nei risultati difficilmente verranno trovati (a meno che qualcuno non abbia salvato il link, l’URL). Potenza del monopolio delle ricerche on line!
Diverso è il caso di un video pubblicato su YouTube e su altre piattaforme gestite direttamente dal colosso Google, dove è possibile rimuovere il contenuto su richiesta di questo o quel governo. E nella classifica dei governi più intrusivi e “spaventati” dai contenuti generati dagli utenti l’Italia è al settimo posto.
Tra le nazioni che richiedono la rimozione di contenuti (il periodo monitorato è il secondo semestre 2009), in testa si trova il Brasile con 291, poi c’è la Germania con 188, l’India con 142, gli Stati Uniti con 123. L’Italia è settima con 57 (ma, attenzione, passiamo al sesto posto nella classifica delle richieste di informazioni sugli utenti). Il Brasile è primo anche per le richieste di dati degli utenti a quota 3663, seguito da Stati Uniti con 3580 e Gran Bretagna con 1166. L’Italia è sesta con 550.
L’azienda di Mountain View ha messo a disposizione di tutti gli utenti un comodo strumento che rivela il livello di pressione da parte dei vari governi del mondo su determinati contenuti del suo motore, nonché della nota piattaforma di video sharing YouTube. Non si tratta solo di richieste relative alla rimozione dei contenuti ma, ancora più preoccupanti, le continue intrusioni sui dati personali degli utenti. Da quando Google ha lanciato GMAIL ed altre piattaforme (come quella di gestione e condivisione calendari, documenti, gruppi usati spesso come mailing list) sono milioni, anche in Italia, gli utenti che condividono informazioni sempre più “private”. Da luglio 2001 a dicembre 2009 sono 550 le richieste di “informazioni” ricevute dal governo italiano, ovvero le intrusioni nella nostra privacy, con backup completi di tutte le nostre tracce digitali. E sono tantissime!
Siamo tutti sorvegliati speciali, la CIA possiede una parte delle azioni di Facebook dunque è naturale che il più grande social network del mondo diventi una fonte vitale di informazioni ed un indispensabile strumento di “controllo”.
Tuttavia sarebbe un errore pensare che solo gli Stati Uniti abbiano il primato del controllo della rete, perché da questo punto di vista anche l’Europa ha messo a punto alcuni strumenti (ricordate il tanto discusso Echelon ?) per il controllo della rete e delle nostre telecomunicazioni, con particolare attenzione ai sistemi P2P ed al monitoraggio dei cellulari. Ne è una prova il britannico Interception Modernisation Programme ed il recente progetto europeo INDECT, ancora piuttosto misterioso, sul quale Wikileaks ha pubblicato un video promozionale che mostra a grandi linee il funzionamento del sistema.
Se l’unico modo per garantire la sicurezza ai cittadini è violarne la privacy, allora significa considerare tutti i cittadini presunti colpevoli, dunque controllabili.
Con questi presupposti, siamo certi di poter ancora affermare che la società dell’informazione sia democratica?
Con questi presupposti, siamo certi di poter ancora affermare che la società dell’informazione sia democratica?
“Deputato, come si traccia il limite fra la protezione della sicurezza nazionale con l’evidente necessità del governo di ottenere dati strategici e la protezione delle libertà civili con particolare riguardo alla sacralità del mio domicilio?”
Perchè voi non avete il diritto di entrare in casa mia”Nemico pubblico , di Tony Scott, 1998
Simonetta Zandiri - Resistenza Viola Piemonte


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