Il movimento NO TAV resiste da 21 anni, in una valle sempre più militarizzata e sotto la censura di tutti i media, contro un'opera inutile e devastante per l'ambiente e per la salute dei cittadini. In questi anni il movimento è cresciuto e si è consolidato intorno ad una lotta che non è solo fatta di grandi manifestazioni, ma di impegni quotidiani, spesso notturni, di presidi al freddo, al gelo, di lotte spesso dure contro manganelli che più volte hanno colpito questi resistenti. Sbagliato pensare che stiano difendendo "il proprio giardino". Stanno difendendo localmente una questione nazionale, uno scandalo dalle dimensioni abnormi se si pensa che costerà quanto 3 ponti sullo stretto di Messina e se si considerano i lunghi anni di inchiesta che hanno evidenziato grandi infiltrazioni mafiose. La casta, la stessa casta che sta trasformando il nostro paese in un territorio da depredare per logiche di profitto, ferisce duramente questa valle da 21 anni, senza esclusione di colpi.
Il 20 marzo a Torino hanno sfilato in corteo migliaia di cittadini liberi, tantissimi valsusini e tanti viola arrivati da Lombardia, Veneto, Liguria, cittadini che hanno indossato la bandiera NO TAV come segno di rispetto per il grande impegno di questo movimento. Un'altra Italia è possibile, un'Italia nella quale si possa smetter di chiedere legalità ed esigere moralità dalla classe politica. Un'Italia nella quale i giovani possano sperare di avere un futuro (lavoro, scuola), con un modello di progresso e sviluppo sostenibile, con finanziamenti alle fonti energetiche rinnovabili. Un'Italia nella quale la verità trovi spazio sui media che devono tornare a fare informazione libera. Un'Italia nella quale non si debba più assistere alle violenze come quelle avvenute a Coldimosso la sera del 17 febbraio 2010. Un'Italia dove Giustizia, Libertà, Uguaglianza e Solidarietà non siano solo princìpi espressi sulla Carta Costituzionale ma realizzati da programmi politici che rimettano al centro gli interessi dei cittadini. Marinella il 20 marzo ha sfilato insieme a noi, portando ancora i segni di quelle violenze e portando, ancora una volta, la sua determinazione a NON MOLLARE.
Il viola ha iniziato a tingere le pagine della nostra storia politica da pochi mesi, è un movimento giovane, difficilmente identificabile, troppo spesso usato da alcuni partiti per rafforzare l'idea di un legame con "la base" fatta di cittadini che, purtroppo, non si sentono più rappresentati dai partiti di maggioranza e opposizione. Il viola ha dato vita alla grande manifestazione del 5 dicembre a Roma, il NO BERLUSCONI DAY, portando un milione di persone in un corteo pacifico ma fortemente determinato a richiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi subito dopo la bocciatura del Lodo Alfano.
Un movimento partito da Facebook il 7 ottobre che, in soli due mesi, ha visto la creazione di gruppi locali in tutta Italia (più o meno attivi) e nel mondo, con organizzazione di banchetti informativi in molte piazze d'Italia e nelle principali capitali europee. Ma quel 5 dicembre nella grande piazza non c'erano solo i "viola", c'erano anche i partiti dell'opposizione (fatta eccezione per il PD) che hanno aderito da subito alla manifestazione (anche se resta aperto il dubbio che gli stessi partiti l'abbiano organizzata), alcuni contribuendo accollandosi le spese del palco (IDV), altri organizzando a proprio carico le trasferte in treno e autobus (Rifondazione, SEL). La piazza era quindi stracolma di bandiere di ogni colore, una grande opposizione unita per richiedere le dimissioni di chi oggi rappresenta il peggio della classe politica italiana. Il nostro gruppo piemontese, come tanti altri gruppi locali, ha organizzato a proprie spese e senza l'appoggio di alcun partito tutti gli eventi, inclusa la trasferta. Con bandiere rigorosamente viola ed alcune NO TAV. Sin dall'inizio, infatti, molti NO TAV si sono uniti a noi, condividendo con noi gran parte degli obiettivi della mobilitazione.
Dopo il 5 dicembre anche il nostro gruppo Piemontese ha iniziato una riflessione sul "dopo", sul senso del viola. Da quando è partita questa grande avventura abbiamo ricominciato a sperare, non soltanto che qualcosa potesse cambiare ma, cosa più importante, che potessimo riunire insieme cittadini che fino a quel momento erano rimasti ad osservare la sistematica distruzione del nostro paese pensando che ogni reazione sarebbe stata inutile. Quel 5 dicembre ci ha lasciato in eredità la speranza e l'invito all'azione ed alla partecipazione. Consapevoli che i mali dell'Italia sono sì ben rappresentati da Silvio Berlusconi ma sono purtroppo preesistenti alla sua ascesa politica e sono diffusi troppo spesso anche nei partiti dell'opposizione. Se così non fosse la nostra "voglia" di far politica si sarebbe trasformata nell'adesione ai partiti dell'opposizione, non avremmo scelto il viola ma le bandiere di un partito.
Se non l'abbiamo fatto ed abbiamo sentito di poter indossare solo il colore viola è stato per dichiarare che l'emergenza democratica è certamente l'arroganza berlusconiana (con le vergognose leggi ad personam, sino all'ultimo golpe elettorale) ma, non dimentichiamolo, l'incapacità dell'opposizione di rappresentare i veri interessi del Paese, inadeguatezza dimostrata senza dubbio dal precedente governo Prodi. E se adesso ci limitiamo a chiedere le DIMISSIONI di BERLUSCONI senza preoccuparci del dopo, commettiamo lo stesso errore di 15 anni fa, perché dopo Craxi arrivò proprio Mr. B!
Cos'è successo, quindi, di straordinario il 20 marzo a TORINO?
Due movimenti, uno storico e resistente da 21 anni ed uno nuovo e ancora soggetto a strumentalizzazioni di ogni genere, si sono uniti riscoprendo, insieme, la grande forza di movimenti autenticamente apartitici, liberi, che difendono i diritti di tutti i cittadini, troppo spesso violati sotto la censura complice dei media e l'indifferenza degli italiani Come ha sottolineato con grande chiarezza Alberto Perino nel suo intervento: "La politica del malaffare, la casta che sfrutta questo Paese come fonte per finanziare opere inutili che non vanno a vantaggio degli italiani ma delle grandi lobby economiche del Paese, le infiltrazioni mafiose (dimostrate anche di recente dalla relazione annuale dei Servizi Segreti), l'indebolimento della scuola, la drammatica crisi del lavoro ignorata dall'agenda del governo e troppo spesso dalla stessa opposizione, una maggiore attenzione all'ambiente, una prevenzione dal punto di vista idrogeologico, più investimenti nel campo delle fonti energetiche rinnovabili, più investimenti nella sanità, tutto questo unisce VIOLA e NO TAV in tanti NO che rivelano gli stessi SI'!"E ancora: "Dobbiamo f ermare l'assalto allo Stato ed alle sue finanze, dobbiamo fermare quella casta che non vuole che i cittadini siano informati (seguendo il piano Rinascita di Licio Gelli -P2). Perché i cittadini manipolati e privi di istruzione possono essere facilmente anestetizzati da una tv spazzatura, dalle menzogne di Minzolini, dalle omissioni dei media controllati dall'opposizione."
Alberto Perino racconta, durante il corteo, quanto costa la difesa (solo la difesa) delle trivelle in Valsusa, una cifra intorno ai 40 milioni di Euro!
E mentre il corteo avanza, sempre più persone si avvicinano, incuriosite, e si uniscono a noi. Cittadini che prima non sapevano, ora sanno. Quelli che, influenzati da articoli che troppo spesso definiscono il movimento NO TAV come "anarco-insurrezionalista", in una giornata come quella del 20 marzo hanno potuto conoscere e verificare la bellezza e la forza straordinariamente pacifica di questo movimento.
E' stato un corteo pacifico, allegro, colorato, ma determinato e molto chiaro nei messaggi.
Ha incuriosito l'abbinamento VIOLA + NO MAFIA + NO TAV. Il viola è oggi sulle pagine di molti giornali e si sta diffondendo l'idea di questo grande movimento di cittadini "indignati" per la drammatica emergenza democratica. Ma VIOLA e bianco NO TAV hanno rappresentato una grande novità ed era proprio questo l'effetto del lungo corteo. Sappiamo che il viola ha la simpatia di molte persone, oggi ed è giusto che le stesse persone che vedono nel viola una speranza di nuova partecipazione popolare possano riconoscere, accompagnato dal viola, il grandissimo valore della resistenza pacifica dei NO TAV, nascosto, censurato o troppo spesso infangato da troppi media.Unire questi movimenti è stata certamente una grande sfida, sia per i VIOLA Piemontesi che per i NO TAV. Le resistenze e le diffidenze erano altissime, sin dall'inizio. Per i NO TAV la "localizzazione" del movimento è stata da sempre un punto di forza, cosi' come l'eccessiva distribuzione sul territorio e la virtualità sono punti di debolezza per i movimenti viola. Molti NO TAV hanno sollevato dubbi su questa grande manifestazione a Torino, in parte per il rischio di strumentalizzazione dei partiti, in parte sentendo con orgoglio l'appartenenza ad un movimento unico nel suo genere e diffidando, per molte valide ragioni, da chi potrebbe farne un uso improprio.
Anche nel gruppo Resistenza VIOLA Piemonte la discussione sul tema è stata molto accesa, per quanto la maggioranza appoggiasse da tempo le ragioni NO TAV, partecipando attivamente alle manifestazioni, alle fiaccolate (sempre con bandiere NO TAV), e ad altre iniziative. E cosi', come nelle pagine Facebook dei comitati NO TAV iniziavano i dubbi del tipo "ma siamo NO TAV o VIOLA?", nelle nostre la domanda era simile ma opposta, "ma siamo VIOLA o NO TAV?". Settimane di discussioni, on line e off line, confronti, elaborazione.
Poi le provocazioni: "ma si può essere viola senza essere NO TAV?" che all'inizio trovavano risposte caute, del tipo "si, se quando avrai terminato di informarti sarai ancora un NO TAV" e alla fine chiudevano con un secco "NO, perché se sei viola devi andare oltre la censura, se sei viola hai il dovere morale di cercare la verità e se lo fai difficilmente potrai non essere un NO TAV!".
Probabilmente discussioni simili sono state fatte anche nelle riunioni dei comitati NO TAV, questa paura di perdere l'identità o di essere strumentalizzati o deviati dal proprio obiettivo principale spesso limita gli stessi movimenti ad un'unica azione su un solo obiettivo. Ma quando si creano le relazioni, soprattutto sul piano personale, e nasce un rapporto di fiducia, allora si può camminare insieme. Poco importa se ci fossero più bianchi o più viola, camminare insieme ha avuto un significato che, al di là dei numeri, ha rappresentato l'inizio di una "rete" di movimenti che condividono, pur vivendolo in modalità diversa, un impegno per un'Italia migliore.

E sarà questa l'unica via d'uscita per il nostro Paese. Che questi movimenti autenticamente liberi sappiano unirsi in una grande "rete" pronta a difendere un valore che ci unisce tutti: la COSTITUZIONE ITALIANA: l'unica grande opera che rispettiamo e che ESIGIAMO venga REALIZZATA!
Gli interventi in P.zza San Carlo
Al comizio, in Piazza San Carlo, si sono alternati gli interventi di Alberto Perino, esponente NO TAV, Claudio Cancelli, sul tema Mafia e Grandi Opere, Giovanni Vighetti sulla Strategia della tensione, Bruno Faggiani su TAV - Lavoro - Mafia, Christian Abbondanza, della Onlus La casa della Legalità e Alberto Puliafito, noto documentarista.
Christian Abbondanza, de La casa della Legalità, ha approfondito il tema della mafia legata alle grandi opere: "Se andiamo a vedere le grandi opere del ministro che predicava la connivenza con le grandi mafie, Lunardi, ebbene queste sono state confermate una dopo l'altra senza alcuna gara europea da un altro ministro, che si chiamava Antonio Di Pietro, questo è il problema! E allora se vogliamo vincere dobbiamo volere la verità e dobbiamo dircela la verità! A volte fa male, fa male scoprire che, ad esempio, in molte regioni ci sono esponenti dei partiti della sinistra come Rifondazione che scendono in piazza, cavalcano i movimenti e poi nei consigli regionali e comunali votano a favore del TAV e delle grandi speculazioni!".
Alberto Puliafito, che ha documentato con grande competenza le drammatiche vicende de L'Aquila, ha spiegato come si stia lentamente ma metodicamente trasformando il nostro Paese in una ITALIA SPA:
"Che l'Italia sia vista da chi la governa in questo momento storico come un'azienda da amministrare, come una proprietà, non è affatto un mistero. E' un modello, un modo di intendere la cosa pubblica, che sottopone il vivere democratico di uno Stato a rischi enormi. Nei mesi scorsi, il Governo Berlusconi ha creato Difesa Servizi S.p.A., una società per azioni a capitale interamente pubblico che gestisce le forze armate. E' accaduto nel silenzio generale, fatte salve poche voci fuori dal coro, messe a tacere a colpi di maggioranza. La S.p.A. ha la responsabilità di tutti gli acquisti delle Forze Armate (inclusi gli armamenti) e prende decisioni attraverso un consiglio di amministrazione di nomina ministeriale. Unico controllo, il Ministero della Difesa. Persino la Corte dei Conti può intervenire solo in caso di “comportamenti penalmente rilevanti”. Secondo la stessa logica, si è tentato di creare Protezione Civile Servizi S.p.A., con l'ormai famigerato Decreto Legge 195 del 30 dicembre 2009. Ma, a seguito degli scandali legati a corruzione ed escort, gli emendamenti sono stati stralciati e i progetto SPA è stato, probabilmente, rimandato.
Ma il pensiero ispiratore nessuno può stralciarlo. Motivo per cui è bene parlarne e raccontare quel che c'era, dietro alla creazione di Protezione Civile Servizi S.p.A.: molto più di una trovata per fare più in fretta e meglio in caso di emergenza.Dietro agli articoli stralciati dal D.L. 195 c'era proprio l'idea di come si possa gestire il potere in Italia. L'idea di Berlusconi, di Bertolaso, di tutti coloro che ruotano intorno a questo apparato sfruttando la logica dell'emergenza e dell'urgenza per scavalcare le leggi e le istituzioni democratiche. Protezione Civile Servizi SpA sarebbe diventata un gigantesco general contractor per la gestione degli appalti emergenziali, senza alcun controllo dall'alto. Non solo. La SpA avrebbe potuto gestire anche non meglio definite emergenze socio-economico-ambientali. Nell'ambiguità di questa macro-area e nell'analisi dei poteri di Protezione Civile, si capisce il disegno. E' noto che in emergenza si può andare in deroga alle norme vigenti, ponendosi come unico limite il rispetto dei principi generali dell'Ordinamento. Che vuol dire tutto e niente.Si può andare in deroga a vincoli urbanistici e leggi sui subappalti per costruire; a leggi sulla tutela e la salute di lavoratrici e lavoratori; si può andare in deroga a leggi sull'ordine pubblico – è stato fatto per gestire l'emergenza rifiuti in Campania – e così via. Il che significa che il desiderio, il progetto, era probabilmente quello di poter derogare leggi anche per gestire Grandi Opere. Centrali nucleari. Tav. Termovalorizzatori. Il Ponte sullo Stretto di Messina. Magari spingersi oltre, alle emergenze sociali: uno sciopero? Una protesta fastidiosa? Tutto può essere. "
Su Youtube è on line l'intervento di Alberto il 20 marzo a Torino.
Il 20 marzo è solo l'inizio della fine. La fine dell'isolamento, della chiusura. Perché i movimenti resistenti di tutta Italia stanno iniziando ad evolversi, si stanno collegando, condividendo obiettivi comuni e, soprattutto, imparando ad agire uniti, quando serve, in soccorso della democrazia.
Un primo video della manifestazione, realizzato da Ambientevalsusa:
La nostra fotogallery dell'evento su FLICKR






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